Una commedia romantica su rotaie nell'immenso Canada
Ingegnere gestionale, maniaco dell'organizzazione e dell'ansia da prestazione da viaggio. Equipaggiato con attrezzatura da spedizione polare e tre diverse app meteorologiche.
Fotografa d'istinto, guidata dalla filosofia del "vediamo che succede". Bagagli precari, spuntini discutibili e una contagiosa incapacità di stare seria.
Arrivato alla stazione di Jasper con ben due ore di anticipo, Marco attendeva sul binario bardato con quattro strati di tessuti tecnici, calzini di lana d'alpaca e un thermos di caffè bollente. Elena, dal canto suo, arrivò a tre minuti dalla partenza, correndo sul ghiaccio con una valigia a cui mancava una ruota che strideva come un gatto tormentato, stringendo un muffin mela e cannella mezzo mangiato.
Dopo un salto acrobatico sul vagone in movimento, Elena trovò lo scompartimento, spalancò la porta e si fiondò sul sedile con un sospiro che fece tremare i finestrini. Di fronte a lei, perfettamente dritto, c'era Marco.
Il treno parte con un sobbalzo, addentrandosi tra le vette innevate. L'aria nello scompartimento è carica di un'imbarazzante formalità.
«Salvata in extremis!» esclamò Elena asciugandosi la fronte. «Temevo di dover inseguire il treno sui pattini da ghiaccio.»
Marco controllò l'orologio da polso con precisione chirurgica: «A dire il vero mancavano esattamente centoventi secondi. Un margine di errore del tutto irrazionale per un viaggio di sei ore verso Edmonton.»
«Mamma mia, che calcolatore! Piacere, Elena,» disse lei allungando la mano.
«Marco,» rispose lui, stringendola con una presa rigida. «Quella valigia incastrata nel corridoio è tua? Ostruisce la via di fuga in caso di emergenza incendio o attacco di un orso.»
«Tranquillo, se entra un orso gli offro il muffin. Ma dimmi... perché indossi un abbigliamento da spedizione artica dentro un treno riscaldato a venti gradi?»
«Si chiama principio di stratificazione termica cautelativa. Se il riscaldamento si guasta, io sopravvivo. Tu diventerai un ghiacciolo al gusto di cannella.»
Mentre i pini imbiancati sfilano veloci, i due iniziano a studiarsi. Marco estrae un blocco appunti, Elena apre un pacchetto di patatine al gusto di acero e bacon.
CRUNCH. Il rumore risuona nello scompartimento. Marco sussulta.
«Ne vuoi una?» chiese Elena. «Sanno di colazione canadese e vittoria.»
«No grazie, evito i grassi saturi prima dei viaggi lunghi. Sto analizzando le mappe dell'attività geomagnetica per l'aurora di stasera.»
«Ah! Allora sei qui per l'aurora boreale anche tu! Io sono salita perché ho visto una foto bellissima su Instagram.»
«Senza verificare l'indice KP o la copertura nuvolosa?» Marco sgranò gli occhi. «Sei un'incosciente!»
In quel momento la porta si aprì. Il capotreno, un omone canadese di nome Bob con dei baffi maestosi, fece la sua comparsa.
«Biglietti, prego! Benvenuti a bordo del Northern Express!» disse Bob con voce tonante. Guardò Marco con i suoi quattro strati di pile e poi Elena coperta di briciole.
«Tutto bene qui dentro? Sembra che abbiate stipato un pinguino e uno scoiattolo nello stesso scompartimento!» scherzò il capotreno.
«Guardi signor Capotreno,» disse Elena indicando Marco, «sto solo cercando di far capire al pinguino che non siamo al Polo Nord.»
Bob rise di gusto: «Ragazzo, ascoltala, qui dentro il riscaldamento funziona fin troppo bene. Se continui a sudare così, per Edmonton ti sarai sciolto!»
Marco arrossì leggermente mentre consegnava i biglietti, scatenando un'altra risata di Elena.
La neve fuori scende più fitta. La rigidità di Marco comincia cedere sotto i colpi dell'ironia di Elena.
«Comunque,» disse Elena frugando nella borsa, «se vogliamo sopravvivere alle prossime tre ore, devi rilassarti. È ora delle armi segrete.»
Estrasse due cappellini di lana rossa con un pompon bianco gigantesco.
«Assolutamente no,» disse Marco indietreggiando.
«Sì invece! Nel caso il treno deragli e dovessimo fare un selfie da gnomi delle nevi per i soccorsi. È la prassi!»
Senza dargli il tempo di protestare, Elena gli infilò il cappello in testa, tirandolo fino alle sopracciglia.
«Ecco! Ti dona moltissimo. Addolcisce la tua espressione da revisore dei conti in bancarotta.»
Marco si guardò nel riflesso del vetro. Il pompon oscillava buffamente ad ogni curva. Crollò in una risata rinunciataria.
«D'accordo, terrò questo ridicolo copricapo,» sospirò Marco. «Ma solo se mi lasci spiegare come si forma davvero un'aurora senza usare la parola 'magia'.»
Marco: «Quando le particelle cariche del vento solare collidono con gli atomi di ossigeno e azoto nella magnetosfera...»
Elena: «Mmmh, affascinante! Quindi praticamente il Sole sta facendo un rave party e la Terra offre le luci stroboscopiche?»
Marco: «...Non è la definizione che trovi sui manuali di astrofisica, ma visivamente non fa una piega.»
Il Sole inizia ad abbassarsi sull'orizzonte. L'interno dello scompartimento è ormai un cantiere aperto di briciole, mappe e tazze di caffè vuote.
«Allora, Marco il rigido,» disse Elena allungando le gambe, «cosa spinge un uomo da foglio Excel a venire da solo nel Grande Nord?»
Marco guardò fuori dal finestrino: «Volevo dimostrare a me stesso che posso fare qualcosa di imprevedibile. La mia ex fidanzata diceva che la mia vita era entusiasmante quanto un'assemblea di condominio sul rifacimento dei tubi. Due mesi fa mi ha lasciato.»
«Un classico,» rispose Elena con dolcezza. «Gli ex hanno questo superpotere: riescono a farti sentire sbagliato anche quando fai le cose per bene. Il mio ultimo ragazzo mi ha lasciata perché diceva che portavo 'troppo caos' nella sua vita quotidiana.»
«Beh, vedendo come hai quasi perso il treno e come la tua valigia stia bloccando il passaggio, non posso dargli del tutto torto!» scherzò Marco.
«Ehi! Questo è un colpo basso!» disse lei tirandogli un cubetto di cioccolato. Marco lo afferrò al volo e lo mangiò.
«Comunque...» aggiunse Marco a voce più bassa, «il caos non è poi così male. Sta rendendo queste sei ore le più veloci della mia vita.»
Il cielo fuori vira verso un viola scuro. La complicità è ormai totale.
«Facciamo un gioco,» propose Elena. «Il gioco dei segreti inconfessabili. Comincio io: non ho mai letto la guida turistica del Canada. Improvviso al 100%.»
«Non mi sorprende affatto,» rise Marco. «Tocca a me: io ho portato sei paia di mutande di ricambio per un viaggio di soli tre giorni.»
«Sei?! E cosa pensavi di fare, un triathlon nel fango artico?»
«Non si sa mai! E un'altra cosa: sotto questo maglione da montagna... indosso una maglietta di Pikachu.»
Elena sgranò gli occhi: «No! Fammi vedere!»
Marco, arrossendo, aprì la zip della felpa mostrando Pikachu ricamato. In quel momento si riaprì la porta dello scompartimento. Bob il capotreno rimase pietrificato sulla soglia: di fronte a lui c'erano un uomo con la maglietta di Pikachu e un cappello da gnomo rosso e una donna che rideva fino alle lacrime.
«Scusate l'interruzione...» disse Bob mantenendo la serietà a stento. «Volevo solo dirvi che il carrello del bar chiude tra poco. Ma vedo che qui la festa è già al top!»
«Bob!» urlò Elena. «Ci porti due cioccolate calde con panna? Offre l'ingegnere Pikachu!»
Bob si toccò il cappello: «Arrivano subito, ragazzi. Siete la coppia più matta di questo treno!»
L'altoparlante del treno gracchia: «Signori passeggeri, in arrivo a Edmonton. Temperatura esterna: -12 gradi.» Le luci del vagone si abbassano per mostrare il panorama notturno.
«Già arrivati...» disse Elena guardando fuori con nostalgia. «Chi l'avrebbe detto che sei ore con un maniaco del controllo potessero volare così?»
«E chi l'avrebbe detto che una ritardataria cronica mi avrebbe fatto dimenticare le mie app meteo per tutto il tragitto?» ribatté Marco.
All'improvviso, sopra le cime nere degli abeti, il cielo esplose. Una scia verde smeraldo, fluida e danzante, si snodò nella notte, intrecciandosi con sfumature di viola e rosa.
«Guardala...» sussurrò Elena, incollando il viso al vetro.
Marco aveva la reflex pronta sul sedile, ma non la toccò. Guardò lo spettacolo del cielo e poi il riflesso di Elena con il suo cappello da gnomo.
«È incredibile,» disse Marco.
«Visto? Te l'avevo detto che era magia, altro che fisica!» scherzò lei senza staccare gli occhi dalla finestra.
«Forse... hai ragione tu. Certe cose non si spiegano, si vivono e basta.»
Il treno frenò dolcemente alla stazione. Marco si alzò e, senza dire una parola, afferrò la valigia difettosa di Elena come se fosse leggera come una piuma.
«Allora, signorina Caos,» disse Marco sorridendo sulla porta dello scompartimento, «hai un piano per la cena o ci affidiamo al destino?»
«Mi affido a te, signor Precisione. A patto che tu tenga la maglietta di Pikachu e il cappello da gnomo per tutto il resto della vacanza!»
«Affare fatto.»
Uscirono insieme nella notte innevata di Edmonton, pronti a cacciare l'aurora non più come due estranei capitati per caso nello stesso scompartimento, ma come una perfetta, e sgangherata, squadra.